• Cerca

Visualizzazione di tutti i 7 risultati

Il populismo si è manifestato in forme molto diverse nel corso della storia, tra la fine dell’Ottocento e l’intero secolo breve; e anche oggi, la nuova disseminazione populista in Europa e negli Stati Uniti presenta differenze interne notevolissime, quelle che passano ad esempio tra la vittoria di Donald Trump e l’ascesa di Marine Le Pen. Ma un denominatore comune c’è: il populismo è sempre indicatore di un deficit di democrazia, cioè di «rappresentanza». Un deficit «infantile», per cosi dire, per i populismi delle origini, sintomo di una democrazia non ancora compiuta; e un deficit «senile», quando cresce il numero di cittadini che non se ne sentono più «coperti». Il populismo attuale – questa la tesi centrale del libro – è del secondo tipo: rappresenta una sorta di «malattia senile della democrazia». Il sintomo di una crisi di rappresentanza che si estende alla forma democratica stessa. È il segno più preoccupante del rapido impoverimento delle classi medie occidentali sotto il peso della crisi economica; ma anche della sconfitta storica del lavoro – e delle sinistre che lo rappresentarono – nel cambio di paradigma socio-produttivo che ha accompagnato il passaggio di secolo.

Roma, 1958. I divi del cinema sono la nuova aristocrazia: adorati, inavvicinabili, chiacchieratissimi. Si incontrano in via Veneto: star hollywoodiane, stilisti, cantanti lirici e melodici, stelle dello sport, ballerini, playboy… i loro volti sono più famosi di quelli dei capi di Stato. Oriana, allora una delle poche donne nelle redazioni italiane, intuisce il potenziale politico delle affermazioni rilasciate dai grandi nomi dello spettacolo e della mondanità. E così quella che per molti giornalisti impegnati sarebbe una macchia nel curriculum diventa per lei un territorio dove affilare gli artigli, con quella diffidenza di fondo che le permette di scrivere dei ritratti feroci e comicamente irresistibili.

Nel loro viaggio dentro la crisi del sistema creditizio locale, Andrea Greco e Franco Vanni descrivono l’evoluzione, i retroscena, i colpi di teatro e le ambizioni frustrate dei protagonisti del «romanzo bancario popolare» italiano, e raccontano come un perverso intreccio di potere e denaro, risparmio e speculazione, abbia finito per trasformare le popolari da volano di territori e borghesie operose in infernali macchine mangiasoldi – Negli ultimi anni, oltre 500.000 soci delle banche popolari italiane hanno dimezzato il valore delle loro azioni in Borsa, e in Veneto hanno perso tutto. Inoltre 373.000 hanno oggi in mano titoli non quotati invendibili, che domani, forse, liquideranno a una frazione del prezzo d’acquisto. Qualche obbligazionista ha perfino dovuto ripianare le perdite degli istituti, senza contare il danno collaterale di decine di miliardi di depositi sottratti al territorio e al credito. Così, dopo oltre un secolo di glorioso sostegno alle economie dei campanili, quelle locali sono diventate «banche impopolari». Non solo per la crisi finanziaria e la recessione…

Come eravamo Come siamo – Immaginate di avere di fronte i due protagonisti di questo libro Il primo è un giornalista anziano, Paolo L’altro è una ragazza sui vent’anni, Carlotta, bella, sfrontata e ignorante Che cosa credete stiano facendo? Se pensate all’inizio di un rapporto a luci rosse, vi sbagliate In realtà Carlotta, figlia di un amico, ha accettato di assistere Paolo nella stesura delle proprie memorie Ecco, avete tra le mani il diario del loro lavoro Un racconto dell’Italia com’era qualche decennio fa e una previsione dell’Italia che sta cambiando sotto i nostri occhi Cambia in meglio? Per niente Siamo un paese che ha perduto se stesso Tanto da rendere inevitabile il titolo di questo libro: L’Italia non c’è più Come eravamo, come siamo Anzi, come saremo Sull’Italia del passato non ho dubbi Ci ho vissuto da bambino, quindi da studente e infine da cronista Ho fatto in tempo a vedere in carne e ossa Benito Mussolini, ancora in sella Poi la guerra e il terrore di morire sotto le bombe americane Le notti nei rifugi antiaerei che offrivano uno spettacolo di sorprendente umanità, comprese un po’ di ragazze senza vergogna e senza mutande I giorni sanguinosi della Liberazione…

Dieci ragazzini in scooter sfrecciano contromano alla conquista di Napoli. Quindicenni dai soprannomi innocui – Maraja, Pesce Moscio, Dentino, Lollipop, Drone -, scarpe firmate, famiglie normali e il nome delle ragazze tatuato sulla pelle. Adolescenti che non hanno domani e nemmeno ci credono. Non temono il carcere né la morte, perché sanno che l’unica possibilità è giocarsi tutto, subito. Sanno che “i soldi li ha chi se li prende”. E allora, via, sui motorini, per andare a prenderseli, i soldi, ma soprattutto il potere. “La paranza dei bambini” narra la controversa ascesa di una paranza – un gruppo di fuoco legato alla Camorra – e del suo capo, il giovane Nicolas Fiorillo. Appollaiati sui tetti della città, imparano a sparare con pistole semiautomatiche e AK-47 mirando alle parabole e alle antenne, poi scendono per le strade a seminare il terrore in sella ai loro scooter. A poco a poco ottengono il controllo dei quartieri, sottraendoli alle paranze avversarie, stringendo alleanze con vecchi boss in declino. Paranza è nome che viene dal mare, nome di barche che vanno a caccia di pesci da ingannare con la luce. E come nella pesca a strascico la paranza va a pescare persone da ammazzare. Qui si racconta di ragazzini guizzanti di vita come pesci, di adolescenze “ingannate dalla luce”, e di morti che producono morti.

Si dice il peccato, e anche il peccatore Perché certi vizi capitali di preti, vescovi e cardinali possono portare a crimini e guerre di potere E a colpevoli silenzi che distruggono le vite di innocenti Ecco i documenti che svelano chi, in Vaticano, tradisce il sesto comandamento – “Da qualche tempo sto scartabellando nuovi documenti riservati, intercettazioni delle procure italiane e straniere, atti di commissioni internazionali Sto incontrando preti e monsignori che mi raccontano che, oltre agli scandali economici, non sono finiti nemmeno quelli sessuali Che gli abusi sui più piccoli non sono affatto un fenomeno superato, e che nei primi tre anni di pontificato di Bergoglio sono arrivate alla Congregazione per la dottrina della fede 1200 denunce di molestie ‘verosimili’ su ragazzini e ragazzine di mezzo mondo” Comincia così la nuova, esplosiva inchiesta di Emiliano Fittipaldi Dall’Australia al Messico, dalla Spagna al Cile, ma anche in Italia, da Como alla Sicilia, sono centinaia ogni anno le denunce di reati e comportamenti inaccettabili da parte del clero…

Amore, politica, riti e miti. Una storia del costume italiano. Anche i giovani hanno un passato. Tutti abbiamo un futuro. In C’eravamo tanto amati Bruno Vespa prende in mano un secolo per guardare al domani con le speranze di ieri – Un’affascinante cavalcata nei decenni trascorsi per mostrare gli straordinari cambiamenti avvenuti nella nostra vita quotidiana: dall’amore (corteggiamento ieri pudico, oggi sfrontato) alla cucina (raccontata insieme ai grandi chef italiani), dagli stipendi ai consumi, dalle vacanze all’abbigliamento, dal cinema alle canzoni, dall’economia prima dell’euro a quella dopo l’euro, dalla politica del Regno d’Italia a quella della Terza Repubblica. Il fascino delle lettere d’amore sostituito dai messaggini sul cellulare: come farebbe nei nostri giorni Gabriele d’Annunzio ad abbandonarsi al sublime erotismo della sua corrispondenza sentimentale?…