Cosa resta del padre?

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Descrizione

Da quando, intorno alla fine dell’800, la scienza psicoanalitica ha cominciato ad acquisire la dignità scientifica che oggi le riconosciamo, se da un lato la figura materna è riuscita a guadagnarsi nel tempo il proprio spazio concettuale come precipuo oggetto di interesse di quelle teorizzazioni psicodinamiche che esplorano il mondo delle relazioni oggettuali, dall’altro la letteratura psicoanalitica denuncia una carenza piuttosto consistente, e ingiustificata, di studi e di ipotesi che riguardano quello che potremmo definire “l’altro versante” su cui si modella la crescita dell’infante, cioè il padre. Il tentativo di Massimo Recalcati, Direttore scientifico dell’IRPA (Istituto di Ricerca di Psicoanalisi Applicata), è proprio quello di sottrarre la figura paterna al cono d’ombra in cui la psicoanalisi l’ha, nel tempo e suo malgrado, gettata, insistendo invece sulla crucialità delle interazioni, reali quanto fantasmatiche, che il bambino instaura con il proprio padre fin dai primi giorni di vita; un’interpretazione della paternità, quella dipinta da Recalcati, come presenza senza dubbio concreta nella vita del figlio e in quello della madre/moglie, ma nello stesso tempo immaginativa e fantasmatica. Passando al setaccio ciò che propone la teoria psicoanalitica sul ruolo del padre nella nascita psicologica del soggetto, l’autore pone l’accento su come la funzione paterna sia oggi declinata dal genitore di sesso maschile, in un’epoca in cui la figura paterna sembra sfaldarsi e perdere consistenza, così come il valore fondante del limite e del divieto, di cui il padre “freudiano” e foriero delle dinamiche edipiche dovrebbe invece essere depositario. Attraverso il ricorso a Sigmund Freud e a Jacques Lacan, e ad alcuni profili tratti dal cinema (come Clint Eastwood) e dalla letteratura (come Philip Roth e Cormac McCarthy), Recalcati articola le proprie riflessioni sui tratti di una paternità “indebolita”, ma comunque ancora cruciale nei processi identificatori e di costruzione dell’identità filiali. “Cosa resta del padre?” è un testo agile e dall’eloquio scorrevole, in un’area teorica la cui definizione psicoanalitica risulta tanto problematica e difficoltosa.

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